DIGITALE vs CARTA. Fanno a pugni? L’intervista di Mariangela Nappo a SuiGeneris

17 febbraio 2016

DIGITALE vs CARTA. Fanno a pugni? L’intervista di Mariangela Nappo a SuiGeneris.

 

La SuiGeneris è una casa editrice giovanissima, nata in un panorama editoriale già piuttosto pieno. Qual è la filosofia, la scintilla da cui è nata?

Domanda legittima, ho più risposte pronte, ne do tra le tante una scanzonata e una seria:

  • roulette, cocottes e aprirsi una casa editrice, scrive Calasso in L’impronta dell’editore, sono i modi più efficaci per un giovane per dissipare il proprio patrimonio. Sarà che non ero interessata alle roulette e alle cocottes.
  • Del sintagma ‘casa editrice’ mi piace molto la parte ‘casa’. Ne volevo una mia con queste fondamenta rischiose: investire sugli autori (quindi non essere a pagamento), valorizzare il racconto breve (forma narrativa ancora poco letta dagli italiani), proporre testi suigeneris (atipici), dare spazio agli esordienti e ai giovani.

Il motto della casa editrice è: “Ogni autore è un genere a sé”.

Il catalogo è disponibile solo in versione cartacea, la scelta dietro a questa decisione è di tipo economico, sentimentale o di altra natura? La produzione continuerà su questa linea?

La ricerca di un libro online da parte di un acquirente presuppone un’intensione specifica. Il lettore di solito cerca un libro di cui già conosce il titolo o cerca le pubblicazioni di un autore che gli piace già su Amazon, IBS, Libreria Universitaria, ecc. Nel caso in cui utilizzasse, invece, una parola chiave generica per dare un’occhiata al catalogo di libri disponibili che hanno un collegamento con quella parola, gli algoritmi sui quali si basano i motori di ricerca difficilmente gli proporrebbero il catalogo di una piccola casa editrice.

Gli scaffali online sono ancora più complessi e gerarchici di quelli fisici in libreria. I libri delle case editrici indipendenti si perdono nei remoti angoli del web e nella homepage, ancor più che nelle librerie fisiche, sono proposti solo i bestseller o i libri sponsorizzati.

La casa editrice indipendente, appena nata, ha bisogno di farsi conoscere.

Le alternative sono due: o si investe tempo in rete e denaro in pubblicità o, soprattutto all’inizio, per conquistare la fiducia dei lettori le occasioni migliori sono le presentazioni e le fiere di settore in cui si ha la possibilità di entrare in contatto diretto con il pubblico.

Sono dunque convinta che il cartaceo e gli eventi organizzati nei circuiti che danno risalto alla produzione indipendente siano fondamentali per una spinta iniziale. Trovo che il cartaceo e l’e-book non si facciano concorrenza tra loro, ma che siano due supporti diversi che vadano incontro a gusti e esigenze diverse degli acquirenti. Dunque in un secondo momento anche SuiGeneris offrirà ai lettori questo servizio.

Verso quale supporto sembrano tendere i lettori, dal tuo punto di vista?

Si legge nella prefazione di Luca Conti in La lettura digitale e il web, libro pubblicato nel 2011: “Tra un anno avremo con ogni probabilità una disponibilità di titoli, una quantità di librerie online e una varietà di e-reader tali da modificare per sempre le abitudini di gran parte di chi ama leggere sul serio.”

Nel 2016 porto questo esempio come eclatante riassunto dell’entusiasmo e delle previsioni positive di crescita che hanno seguito la nascita dell’e-book.

Luca Conti azzarda quando ipotizza che la situazione cambierà radicalmente in un solo anno.

La crescita c’è stata, ma più lenta del previsto.

Di fatto la gran parte di chi ama leggere sul serio è ancora affezionata al cartaceo.

I lettori non li vedo andare in una sola corsia preferenziale, non è un aut aut.

Mi sembra che ci siano molti vantaggi pratici nell’e-book e tanto ancora da sperimentare, scoprire, ampliare migliorare. Allo stesso tempo credo che i lettori abbiano e avranno ancora un attaccamento emotivo all’oggetto libro nella sua consistenza cartacea e non elettronica.

Di sicuro nel mercato del libro che ci piaccia o no non manca la produzione massiccia di nuovi titoli quindi immagino che gli scaffali sia fisici che virtuali saranno sempre più pieni.

E i lettori, gente curiosa, andranno a pescare da entrambi.

In generale, cosa pensi dei libri digitali e della loro diffusione?

Devo fare una distinzione tra i libri digitali venduti da case editrici, che riproducono in maniera pressoché identica il libro cartaceo, solo su supporto diverso, e i libri digitali autoprodotti.

Ho della diffidenza verso questi ultimi, mancando una revisione e una selezione, solo una minima parte è di qualità, ma tutti sono allo stesso modo pluralmente a disposizione del fruitore online.

Il web è un’arma a doppio taglio, rimescola le carte in tavola e dà la possibilità a chiunque di inserirsi nel mercato e a chiunque di diventare autore, critico o giudice. Autopubblicarsi sul web non ha un costo e ciò contribuisce in maniera significativa alla sovrapproduzione e alla saturazione del mercato. D’altra parte però il web sta diventando giudice autoritario al pari del lettore professionale, il processo si inverte: i libri autoprodotti, che a furor di popolo hanno raggiunto un largo consenso, finiscono a scaffale in libreria.

 

Secondo te, quali sono le caratteristiche della carta che un e-book non può sostituire, e viceversa?

Faccio un paragone.

Da quando è possibile scattare in digitale tutte le fotografie che vogliamo, senza un rullino da dover per forza sviluppare per intero, i nostri dispositivi elettronici sono pieni di immagini.

Tra n°mila foto noi selezioniamo le più significative e le stampiamo perché vogliamo rivederle, averle presenti, perché ci teniamo.

L’e-reader può potenzialmente contenere n°mila libri, ma noi di alcuni non vogliamo il file immateriale, vogliamo la copia stampata da guardare e sfogliare, ci teniamo che proprio quell’autore abbia un posto fisico nella nostra libreria-memoria.

L’e-book ha questi grossi vantaggi:

  • puoi comprarlo da casa con un click e averlo su vari dispositivi l’istante successivo (l’accessibilità);
  • ha dei supporti utili: dizionario, creazione di file di testo, ricerca per parole chiave, link a contenuti multimediali, ecc. (interazione con il testo);
  • con un solo e-reader hai n°mila libri (portabilità).

Per me è insostituibile quel momento di raccoglimento in cui poso il cellulare, spengo il computer e dunque mi allontano dalla tecnologia e mi immergo nella carta. Se posassi il cellulare per prender l’e-reader non avrei la stessa sensazione di distacco.

Vale l’idea che “un libro è sempre un libro”?

La mamma è sempre la mamma.

La Simmenthal è sempre la Simmenthal.

Ora provoco, alla Duchamp: se prendo un orinatoio gigante e vi scrivo sopra per intero Le notti bianche di Dostoevskij, quell’orinatoio sarebbe un libro?

E rispondo che un libro è sempre un libro, perché così detto può significare tutto e niente.

duchamp

Per concludere, come pensi si svilupperà l’editoria nel prossimo futuro?

È una domanda complicatissima.

Ti posso dire dove vorrei che andasse io.

A me piacerebbe vedere cosa verrà dopo le neoavanguardie e il post post moderno, aspetto un movimento, una nuova voce in quest’epoca e nel futuro panorama editoriale.

Vorrei che nel futuro si esercitasse di più quello che Barthes chiama “il diritto naturale del presente sul passato”, affinché nasca una nuova moda, un “rifiuto di ereditare”, un sovvertimento verso narrazioni già sentite: il giallo scandinavo, il romanzo mattone sull’Olocausto, l’harmony in tutte le sue sfumature, il fantasy con l’elfo e l’horror con i vampiri.

Spero in uno sviluppo SuiGeneris dell’editoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

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