Hai tempo? No! – La lentezza, spettacolo alla Cavallerizza

13 giugno 2015

La sera del 9 giugno si è svolta alla Cavalerizza Reale la prima rappresentazione del gruppo teatrale Stato Lento. Le due ragazze e il ragazzo che compongono il collettivo, hanno messo in scena una breve performance di 25 minuti sul tema della lentezza, servendosi soprattutto di tre elementi: audio (musica e registrazioni), prossemica e luci.

Lo spettacolo iniziava a luci spente, con una registrazione di sottofondo che avrebbe accompagnato anche altre parti della performance. Come si intuisce dalle prime battute, si tratta di interviste che mostrano diversi approcci alla lentezza, alla concezione del tempo. Proprio il tempo è il protagonista di un divertente scambio di battute tra gli attori che correndo in cerchio, mettono in crisi, deridono, la vita frenetica e alienata di un mondo che è sempre di fretta.

Ad aprire lo spettacolo trovavamo i tre attori che si muovevano componendo figure che rievocavano il sonno, il languore. Gli attori portavano in scena la lentezza con i loro stessi movimenti.

È evidente che sotto i riflettori sta l’alienazione, la corsa sfrenata che la nostra società sembra imporre. Una corsa miope, verso la tappa che di volta in volta ci viene posta davanti, e per questo una corsa ignara o incurante del prossimo che, in quanto altro dalla meta di turno, è solo distrazione. “Hai tempo?” “NO!”: questo si ripetono i ragazzi girando in cerchio. Non abbiamo più tempo. Dobbiamo correre di qua e di là, incastrati per strade trafficate, sballottati senza mai guardarci in faccia l’un l’altro, e tutto per fretta. E, in fondo, una corsa ha una natura duplice: è una corsa verso qualcosa, ma anche da qualcosa. Che cosa ci lasciamo alle spalle? Siamo così impegnati a correre in avanti, verso l’evoluzione, la tecnica, il futuro, che abbiamo ceduto le armi sul campo di battaglia della memoria. Abbiamo ingurgitato miti di fondazione e spiegazioni semplici e abbiamo creduto al grande bildungsroman dell’Occidente: sempre e solo avanti, veloci come una locomotiva.

“C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio. […] Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria, il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio” (Milan Kundera, La lentezza).

Memoria e lentezza, combattere miti con altri miti, non accontentarsi di spiegazioni ufficiali.

Gli attori padroneggiavano con evidente abilità il loro corpo, creavano figure insieme, riproducevano stati d’animo. L’espressività del corpo non è certo cosa nuova, e neanche la contaminazione tra danza e teatro. Credo basti ricordare Pina Bausch, una su tutte, in memoria della quale Wim Wenders ha girato lo splendido documentario Pina. Nella visione di Pina il corpo è uno straordinario strumento espressivo, anche quando i movimenti sono in apparenza non studiati, o comunque non strettamente codificati nell’estetica del balletto. Qualcosa di simile mi sembra sia riuscito a questi ragazzi: utilizzavano il linguaggio dei corpi ma non sembrava mirassero a una diretta allegoria, piuttosto a suscitare un senso di empatia per questa lentezza così bistrattata, soppressa, messa all’angolo.

Uno spettacolo sicuramente stimolante. In bocca al lupo al gruppo teatrale Stato Lento, e se vi va di conoscerli meglio fate un salto alla Cavallerizza!

 

Alice Todesco

 

 

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