Kraus, un dissacratore, elogia la vita a rovescio.

12 agosto 2015

Siete personcine attente, sarcastiche; siete curiosi osservatori delle incongruenze della vita? Dovete leggere Karl Kraus! Lui è un sagace dissacratore, noterete – se non lo avete già fatto – che la vita è a rovescio! Kraus mostra la sua personalità schiva e critica quando propone di vivere la notte e dormire al mattino:

“La stupidità dorme ed io vado a lavoro. Da lontano sento come il rumore di una pressa tipografica: è la stupidità che russa. E io la colgo di sorpresa e le mie intenzioni malvagie mi procurano anche piacere. Quando poi, ad est, sull’orizzonte della cultura, appare il primo giornale del mattino, vado a dormire…”

Ecco tre piccoli articoli nella traduzione curata da Edizioni Studio Tesi, provenienti dalla portentosa rivista Die Fackel,  interamente curata da Karl Kraus, ebbe a Vienna un enorme successo. Con nostalgia penso a questa rivista, seguita perché fiaccola capace di rischiarare qualsiasi aspetto del reale senza paura di dire cose scottanti. Gli articoli selezionati riguardano la scrittura, ma non preoccupatevi, Karl Kraus ne aveva da ridire su tutto.

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Credo al diavoletto dei refusi

«Una tragedia di Shakespeare, finora sconosciuta, è stata annunciata recentemente nella pagina degli avvisi di un giornale a St. Gallen. Pareva infatti che nel teatro civico di St. Gallen si dovesse rappresentare Il re Lehar, tragedia in cinque atti di W. Shakespeare.»

Non c’è niente da ridere. È una cosa tremenda. Il proto non ha voluto fare dello spirito. La parola che non è riuscito a comporre, l’associazione che si intromette nel suo lavoro, è la misura del nostro tempo. Lo si riconosce dai refusi. Quella che abbiamo potuto leggere qui, è veramente una tragedia shakespeariana.

da: «Die Fackel», nr. 347-348, 27 aprile 1912, p. 7; in: Karl Kraus, Elogio della vita a rovescio, a cura di M. Cometa, trad. di N. Carli, Edizioni Studio Tesi, 1995, p. 48.

 

Collezionare fiori stilistici

Solo un amatore dovrebbe collezionare fiori stilistici. Sradicarli è segno di cattivo gusto, quando uno desidera che nei giornali crescano solo frasi corrette. I fiori stilistici sono le felici eccezioni che incontriamo nel deserto della conoscenza. E non ha forse un affascinante valore simbolico che ad un giornale riesca una frase come:

«Venne portata morente all’ospedale, dove diede vita a un bambino morto».

Non accade la stessa cosa al nostro comune amore, la cultura? Venne portata morente in redazione e partorì la frase. Oh se qualcuno desse vita alla morta creatura! Salverebbe anche la madre.

da: «Die Fackel», nr. 347-348, 27 aprile 1912, p. 7; in: Karl Kraus, Elogio della vita a rovescio, a cura di M. Cometa, trad. di N. Carli, Edizioni Studio Tesi, 1995, p. 49.

 

Un pregiudizio

Il «Neues Wiener Tageblatt» annuncia:

«Nella rappresentazione a scopi benefici dell’altro ieri alla Residenzbühne, la signorina Käte Pasqué nella parte di Lotte nel Werther di Massenet ha dato ottima prova di sé. La giovane si è fatta notare per le sue notevoli qualità di voce.»

La notizia è giusta, solo che invece dell’“altro ieri” si sarebbe dovuto scrivere “dopodomani”. Allora infatti si era ancora convinti che la rappresentazione di beneficenza avrebbe avuto luogo. Invece fu sospesa, non ha avuto luogo, non c’è stato alcun Werther, nessuno ha dato prova di sé e nessuno si è fatto notare per le notevoli qualità della sua voce. Ma non fa niente, purché sia giusto l’essenziale.

da: «Die Fackel», nr. 347-348, 27 aprile 1912, p. 7; in: Karl Kraus, Elogio della vita a rovescio, a cura di M. Cometa, trad. di N. Carli, Edizioni Studio Tesi, 1995, p. 62.

 

E voi avete notato ultimamente cose a rovescio?

 

 

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