L’AMICA GENIALE, UNA QUADRILOGIA SPEZZATA

25 luglio 2015

Lamica-geniale

 

Elena Ferrante, edizioni e/o

L’amica geniale, 2011, € 15,30

Storia del nuovo cognome, 2012, € 16,58

Storia di chi fugge e di chi resta, 2013, € 16,58

Storia della bambina perduta, 2014, € 16,58

 

 

Elena Ferrante è uno pseudonimo utilizzato da uno o più scrittori o scrittrici. L’ambiguità deriva dal fatto che non si sa davvero chi si celi dietro questo nome: potrebbe essere una sola persona o più, di sesso maschile o femminile… insomma, no clue come direbbero gli inglesi. Secondo il mio parere, tuttavia, dev’essere una donna: le lettrici di questa recensione mi capiranno quando dico che la Ferrante riesce a indagare aspetti dell’animo femminile, come l’esperienza del mutamento del corpo durante l’adolescenza o il rapporto di una figlia con la madre, con una profondità possibile solo a chi li abbia vissuti.

Tra il 2011 e il 2014 sono stati pubblicati dalla casa editrice e/o i suoi ultimi quattro romanzi, che compongono una quadrilogia: l’amica geniale, storia del nuovo cognome, storia di chi fugge e di chi resta, storia della bambina perduta.

I primi due romanzi sono di una delicatezza estrema. Raccontano l’amicizia infantile e adolescenziale delle due protagoniste, Lenù e Lila, intrinsecamente opposte: timida e riservata la prima, sfacciata e prepotente la seconda; una timorosa, l’altra impavida; una brava a scuola grazie all’impegno, la seconda grazie a un’intelligenza acutissima ed innata. Attraverso le loro avventure, la Ferrante dipinge con naturalezza e con grande equilibro la vita di un rione napoletano. La violenza come pane quotidiano, la legge del più forte sopra ogni altra cosa, i timori, le rivalità, le malignità, i tradimenti, le ipocrisie e i codici di un mondo a se stante, regolato dalle sue leggi e in possesso dei suoi immutabili equilibri. Tutto questo emerge a poco a poco, si fa strada tra le righe sempre spurio, sempre contaminato dallo sguardo ingenuo delle protagoniste. Così, le rivalità tra fascisti e comunisti si aprono a nuove interpretazioni sotto gli occhi di chi non sa cosa siano né l’uno né l’altro. L’usura e la camorra, che fanno da padrone nel mondo degli adulti, in quello delle bambine diventano ulteriori e inesplorati spazi dove estendere le loro fantasie, dentro cui costruire narrazioni parallele di un futuro migliore, carico di speranza e privo di queste forme di sopraffazione. La scuola, il matrimonio, persino la violenza, sono strade da percorrere in cerca di questo domani lontano ma visibile, in cui questi conflitti non esisteranno, non saranno più necessari.

Gli ultimi due volumi sono invece piuttosto deludenti. Tutto inizia a girare attorno a problemi sentimentali, sessuali, familiari, come se l’esperienza di una donna adulta si fermasse su queste soglie. La protagonista, che si è data molto da fare per uscire dal rione e conseguire una laurea, accantona tutto in vista di un matrimonio promettente, salvo poi iniziare a scrivere romanzi autobiografici con velature erotiche o schierarsi con una certa ipocrisia nelle file del femminismo. Lila, il personaggio costruito meglio all’interno del romanzo, e emblema, lei sì, di un tipo non stereotipato di femminilità, si sposta sullo sfondo. La situazione politica delle lotte studentesche e operaie degli anni ’60-’70 emerge in modo artificioso, con personaggi di pocessche sembrano creati o recuperati ad hoc per rappresentare una posizione, un atteggiamento, una fazione politica. Anche la narrazione sembra procedere non più in modo naturale ma guidata, forzata verso la ricerca di un senso, di un messaggio da far trapelare. La scrittura e lo stile, tuttavia, rimangono di alto livello letterario.

In definitiva, una quadrilogia spezzata a metà. Nessuno stupore quindi per il punteggio ottenuto al premio strega, dove il volume candidato era l’ultimo: storia della bambina perduta. Il libro si è infatti collocato al terzo posto, cosa che può apparire strana se si considera che la Ferrante è forse uno degli autori italiani più conosciuti e apprezzati all’estero. Rimaniamo comunque in attesa del suo prossimo lavoro, nella speranza di poter scrivere recensioni più entusiastiche.

Alice Todesco

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