TORTUGA

27 luglio 2015

tortuga

 

 

Valerio Evangelisti, Tortuga

Mondadori, Milano, 2008,€ 9,50

 

 

 

 

Si facciano da parte i partigiani di Peter Pan, accorrano le esigue schiere di ammiratori di Capitan Uncino!

In questo libro del 2008, Valerio Evangelisti sorprende il lettore con un’inedita versione del genere piratesco. Lo sguardo è obliquo: la colonizzazione europea del continente americano nella seconda metà del seicento è vista con gli occhi di filibustieri al servizio del re di Francia, che li usa per compiere azioni efferate non praticabili con la marina ufficiale; la pirateria è filtrata attraverso lo sguardo di un ex gesuita con un passato misterioso, arruolato a forza nei Fratelli della Costa in seguito all’assalto alla nave su cui viaggiava; le guerre occidentali giungono come echi di un mondo lontano e imprevedibile, con mesi di ritardo, in modo tale che appaiono prive di senso, quasi frutto dei capricci di potenti tiranni che cambiano idea e alleanze a seconda del clima. Non esistono eroi, non ci sono vinti né vincitori, tutta l’azione è pervasa da un profondo senso di cinico realismo. Si lotta per una libertà che è quella dell’autodistruzione, si combatte per una morte che è anche la propria, si prova una forma d’amore sterile quando non dannosa. Insomma, nessuna traccia del buon vecchio pirata con il pappagallo in spalla, nessuna isola del tesoro. La figura che campeggia è piuttosto quella di Henry Morgan prima del supremo tradimento (per chi non lo conoscesse, Morgan era stato il più famoso e crudele pirata di tutti i tempi, prima di rinunciare alla filibusta per diventare governatore della Giamaica e far condannare e giustiziare i suoi vecchi fratelli. La sua storia è narrata da John Steinbeck in La santa Rossa, Mondadori, Milano, 1998).

La nostra guida nei mari dell’America del Sud è l’ex gesuita Rogério de Campos, che ci conduce attraverso la storia di come Luigi XIV si sia sbarazzato dei pirati, divenuti ormai scomodi perché incontrollabili. Il re, per ottenere il suo scopo, sostituisce il governatore dell’isola in mano ai pirati, Tortuga, con un uomo di sua fiducia incaricato di riportare l’ordine in quei mari. Ma appare chiaro sin da subito al lettore che non sarà possibile modificare il percorso di questi uomini: abituati a ogni tipo di violenza, desiderosi di morte, assetati di sangue, in perenne conflitto, come un Achab collettivo, con un mare che odiano ma senza il quale non potrebbero vivere. E proprio come la gigantesca balena bianca Moby Dick, che, ormai ferita a morte, trascina con sé negli inferi quanto di vivo incontra contorcendosi e dimenandosi, così i Fratelli della Costa danno, prima di spegnersi, il loro ultimo colpo di coda: la sanguinosa quanto inutile conquista di Campeche, cittadina della costa messicana.

La violenza pervade con forza anche il campo dei sentimenti umani. I rapporti tra gli uomini, lungi dall’essere frutto di solidarietà umana o marinaresca, sono regolati attraverso precisi patti e regole di convenienza perché, come viene detto chiaramente, il bottino lo si può fare solo in gruppo. Le pochissime amicizie sincere che vediamo intrecciarsi nel corso della narrazione hanno vita breve, si sciolgono facilmente, e sono all’insegna, più che dell’affetto, della stima per il valore, per il coraggio o per la prontezza. Il matrimonio è un’istituzione distante, utilizzata per secondi fini: i pirati preferiscono le puttane della Tortuga o, a bordo, i poveri mozzi poco più che adolescenti. Anche quando l’amore c’è ha un retrogusto di possesso, di conquista, piuttosto che di sincero sentimento di comunione, ed è interamente declinato al maschile: la donna è poco più di un oggetto, al massimo, se di qualche valore, da contendersi.

Un libro che invita a riflettere sul labile confine tra crudeltà operata da uomini senza legge né bandiera e da un esercito regolare, tra conquista e imperialismo, tra filibusta e stato: dove sta, esattamente, il confine tra la colpa del mandante e quella del sicario? Per domande senza risposta come questa, l’unica soluzione è leggere leggere leggere per non smettere mai di porsele.

 

Alice Todesco

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