Un seme (insieme) di cittadinanza

5 agosto 2015

La Cavallerizza è un luogo… che, un luogo che ti fa esclamare “Wow”.

È una delle immense estensioni dei domini che erano stati dei Savoia, dichiarata patrimonio Unesco. Senza dubbio i palazzi nel loro stato di rovina e i terreni che li circondano sono monumenti, luoghi che hanno da raccontare qualcosa ai posteri.

La Cavallerizza non è più una scuderia o uno svago per signorotti che, dal mio punto di vista, potrebbe essere una storia già sentita e meno affascinante, al momento la Cavallerizza è il simbolo di una cittadinanza torinese che autogestita ne ha fatto un bene comune, un ambiente da far rivivere piano piano e con costanza.

Allo stato attuale la Cavallerizza è:

 

Residenza per storie passeggere, di zaini in spalla e strada, rifugio per storie tristi di famiglie senza affitto perché senza lavoro. È un ricovero per chi ha dei disturbi che gli ospedali psichiatrici non possono curare.

Casa temporanea di volontari.

 

La Cavallerizza è un piccolo palchetto che dà spazio a delle tribune a poco prezzo o a offerta libera per spettacolini, ma anche spettacoloni.

Nel legno si sdraiano gruppi di prova e se per un momento vi posate anche voi potete avere tra le membra l’evoluzione del teatro che ha fatto della parola uno strumento fuori campo per esaltare i gesti che sa fare la materialità del corpo.

Per chi si volesse smaterializzare c’è lo yoga, per trovarsi in equilibrio, in una pausa concessa ai passi svelti delle otto ore di lavoro richieste e serrate.

 

La Cavallerizza è adesso varie sale che contano già innumerevoli workshop svolti. È spazio di confronto, apprendimento, scambio e diffusione.

 

Si può orecchiare come cuocere il pane e sentirsi artigiani come un tempo oppure si può vedere proiettata l’evoluzione tecnologica e palpare la conoscenza dei nuovi esperti digitali.

 

È un luogo dove spodestata l’economia è la creatività che regna sovrana:

una birra che consumisticamente andrebbe buttata nel cassonetto diviene un bicchiere, un tubo di plastica – con le dovute aperture – un orto che si sviluppa in verticale.

 

Al momento la Cavallerizza è un luogo di transizione, di stadi temporali che si assommano. Vi sono spazi recuperati dal degrado – pavimenti sgomberati dai vizi umani: trascuratezza consacrata alla polvere e siringhe – riportati a nuovo.

Vi è un bastione fatto di cunicoli, pozzi, condotti che portano chissà dove che riemerge nel giardino dove era stato dimenticato e si era intossicato di tutto ciò che altera e ci cancella.

Adesso i suoi spazi potrebbero diventare una falegnameria e molto altro.

 

La Cavallerizza è continuamente ecosistema che mixa: musica, giovani, danza, arte. Disinnescare l’equilibrio che si è creato per trapiantarci altro è poco intelligente.

Fare diventare uno spazio così tanto in evoluzione a forza altro è uno spreco.

Si vocifera: Aula studio; Hotel di lusso; Residenza per famiglie/studenti; Ristorante in pieno centro (come se ne mancassero).

 

La verità è che qualsiasi cosa ci vogliano fare togliere le radici cittadine che sono nate spontanee è una violenza.

Siate acqua e sostentamento per un seme d’umanità così raro, sorto tra le macerie.

 

 

Ecco delle foto di Yourban Colours del 1 agosto 2015:

11798212_10153552764516018_95647855_n11823779_10153558225181018_738170967_n

 

 

11857713_10153558225551018_655560976_n

11846254_10153552763721018_602657547_n11844115_10153558225996018_1520101997_n

 

 

One Comment

  • Andrea 6 agosto 2015 at 0:23

    Grazie ragazzi, la Cavallerizza è soprattutto un laboratorio di innovazione sociale, di economia alternativa, di metodi per lavorare insieme che vanno sperimentati e creati imparando a far convivere efficacia ed inclusività. E’ un seme da raccogliere e spargere ovunque: 10, 100, 1000 cavallerizze!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>